Stone Pavilion a Marmomacc 2007
Kengo Kuma & Associates
Il giorno 5 ottobre, nell’ambito della manifestazione Marmomacc incontra il Design (manifestazione che si terrà a Verona dal 4 al 7 ottobre 2007), sarà presentato dal maestro Kengo Kuma, lo Stone pavillon ideato per Il Casone S.p.a. di Firenzuola (Pad. 6, stand c2).
Dopo le celebrate opere Stone Museum a Tochigi, Louis Vuitton ad Osaka, Tokyo Agriculture Museum, il Nagasaki Art Museum, Lotus House ed il recente Ciokkura Park a Tochigi il maestro Kengo Kuma si confronta in rinnovata creatività col tema della leggerezza litica attivando un intrigante percorso interpretativo e solo apparentemente paradossale: l’im_materialità dell’architettura. Una “im_materialità costruita” sulle relazioni antinomiche di materia solida ed evanescenza luministica, di gravità e sospensione.

Nel Padiglione di Verona la tradizionale muratura stereotomica si svuota, i muri perdono il senso di pesantezza tipico delle costruzioni convenzionali in pietra. Il team di progettazione coordinato da Kengo Kuma e composto da Javier Villar Ruiz, Kengo Kuma & Associates; Roberto Bartolomei, Il Casone; Stella Targetti e Francesco Funari, Targetti Sankey S.p.a.; Alfonso Acocella, Università di Ferrara; Luigi Alini, Università di Catania, propone una interpretazione della leggerezza litica che attinge alla tradizione per evolvere verso una soluzione fortemente innovativa. Migliaia di lastre di pietra serena extraforte formano una sorta di “muro traforato” in cui la materia si distribuisce e si distende intorno ai vuoti. I moduli litici, tetraedri ottenuti assemblando tre lastre di 25x25x1 cm, dal peso ognuno di circa 5 kg, presentano una rifinitura dei bordi a spigolo “vivo”. Una soluzione, questa, che ha lo scopo di esaltare, da un lato, la geometria esatta degli elementi e, dall’altro, la presenza più evanescente delle ombre generate dal delicato sistema di illuminazione messo a punto da Targetti. La luce, attraversando diagonalmente le cavità, dal basso verso l’alto, “vivifica” gli sfondamenti spaziali della materia ed esalta i rapporti tra pieni e vuoti consentendo alle pareti di fluttuare.
Tale risultato sfrutta un artificio della trama litica. In corrispondenza della superficie pavimentale, nella fascia basamentale di “contatto a terra”, i moduli si assottigliano, perdono massa là dove, invece, la performance strutturale ne richiederebbe l’amplificazione. Ancora una volta Kuma sembra volerci porre dinanzi ad un paradosso, contraddire una “necessità statica” per esaltare le scelte della proposta progettuale.
> Roberto Bartolomei
